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Il Documento di Buona Causa serve a qualcosa o possiamo farne a meno?

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Domanda

Da qualche tempo seguo una piccola associazione che già prima del mio arrivo faceva un po’ di raccolta fondi, e adesso siamo alle prese con una campagna di fundraising incentrata su di un progetto preciso… la mia domanda è: visto che non ce n’è mai stato uno, è caso di metterci a scrivere il Documento di Buona Causa? Se si, come lo posso utilizzare nel contesto della campagna di raccolta fondi che abbiamo lanciato? Come lo posso utilizzare per comunicare con l’esterno? Secondo te, può funzionare per presentarci ai gruppi e alle associazioni che vogliamo provare a coinvolgere come fundraiser a favore di questo progetto?

– Monica –


Risposta

Carissima Monica, nel fundraising ci sono due cose che tutti sanno ma che un po’ per pudore, un po’ per paura di dirla sbagliata, moltissimi non dicono… e sono:

  • il Documento di Buona Causa (DBC) non sposta un solo centesimo di donazioni
  • suo cugino, il Bilancio Sociale, è un supporto inutile al fine della raccolta fondi
meme fundraising bilancio sociale
#robedanonprofit – PS: vale identico per il Documento di Buona Causa!

Ma allora, perché libri su libri e blog su blog osannano tanto il Documento di Buona Causa, manco fossimo di fronte alle Tavole della Legge? Beh, perché in effetti quello che è interessante non è tanto il suo utilizzo come supporto di comunicazione (assolutamente no, anzi, un DBC è probabilmente il peggiore tipo di supporto da presentare a un qualsiasi sostenitore, acquisito o potenziale che sia, incluse le fondazioni). Piuttosto, quel che è interessante del DBC è il percorso di redazione. Detto in altre parole:

  • il DBC è il peggiore supporto per la comunicazione esterna e per il fundraising che tu possa immaginare

Il DBC, anche se provi a tenerti stretto e sintetico, diventa per forza di cose una pappardella di 20-40 pagine assolutamente illeggibili (non perché siano scritte male o bene, ma perché 20-40 pagine della stessa cosa le legge solo uno studente, un feticista della materia o uno che ha perso una scommessa!).

E infatti, d’altro canto scrivere un Documento di Buona Causa è molto interessante perché:

  • richiede di colloquiare con vari membri e portatori di interessi dell’organizzazione non profit (= percorso di redazione)
  • permette di ridefinire (o confermare, ma più spesso ridefinire) i fondamentali dell’organizzazione:
    • i valori che hanno dato origine a tutto, sono sempre quelli?
    • la missione è rispettata ed identica a quella iniziale, oppure il corso del tempo e dei fatti l’hanno portata ad evolvere?
    • la tattica, cioè quel modo particolare di perseguire la finalità sociale, come è cambiata nel tempo, fino al momento presente?

Detto ancora in parole più semplici:

  • il DBC non devi mostrarlo a nessuno al di fuori di te (anche perché non lo leggerà mai nessuno, neanche sotto minaccia!)
  • per redigere un DBC che abbia senso di esistere, è necessario coinvolgere e stimolare membri interni ed esterni dell’organizzazione, attivando un percorso di ascolto e sintesi a volte del tutto nuovo per l’organizzazione, a volte dimenticato se non evitato per anni e anni e anni

Se vuoi redigere un Documento di Buona Causa che serve a qualcosa e che non sia un esercizio di stile, bisogna per forza scomodare l’ampia comunità di portatori di interessi che gravita dentro e attorno l’organizzazione: presidente, ex presidenti, consiglieri, ex consiglieri, volontari attivi, ex volontari, sostenitori, soci e ex, dipendenti e ex, i beneficiari diretti e indiretti, gli utenti e ex, i familiari e conoscenti di tutti quelli prima, enti e istituzioni legati all’organizzazione, partner di progetti o partecipanti a reti di interesse, il vicinato (si!) della sede dell’organizzazione, fornitori e se del caso clienti etc etc etc

Allora, mettersi a redigere un intero Documento di Buona Causa ha senso nel caso in cui:

  • arrivi in una nuova organizzazione ed è chiaro che hanno perso la rotta da mo’ (spesso infatti tra i bisogni – latenti ma anche espressi – dell’organizzazione c’è proprio il fare chiarezza sui propri fondamentali
  • sei dentro un’organizzazione da molti anni e da 5-10 anni nessuno si fa domande importanti, quando ai tuoi occhi è evidente che c’è uno scollamento tra la quotidianità dei progetti e tutto un apparato di comunicazione (sempre che ci sia!)
  • arrivi o sei dentro un’organizzazione che dà evidenti segni di stagnazione, polso piatto, appiattimento sul divano, indipendentemente da quanto sia grande o piccola

Così ha senso dire “Oh, facciamo il DBC!” perché, evidentemente, quando hai messo a confronto i ricordi, gli spunti, le idee, le interpretazioni, i punti di vista, la soddisfazione e l’insoddisfazione non di 10 teste di 10 consiglieri (tipicamente abbastanza avulsi dal contesto), ma di 30-40 persone (ma anche di più) spesso ben più addentro la storia e le dinamiche dell’organizzazione, allora finalmente avrai una buona base informativa da guardare con occhio critico, rielaborare, sintetizzare.

Perché serva a qualcosa quindi, servono tempo, pazienza, olio di gomito! E tieni conto anche del fatto che il Documento di Buona Causa è un documento dinamico, che andrebbe aggiornato ogni anno per mantenere il passo coi tempi.

Al limite, se il percorso di redazione del DBC è stato abbastanza approfondito e accurato, al suo interno potrai trovarci alcuni spunti, termini, magari pure frasi forti da utilizzare nei veri supporti per la comunicazione esterna (sito, volantini, spot… tutto). Ma stiamo parlando di una serie di supporti di comunicazione specifici che, da ogni lato li guardi e li prendi, non hanno nulla di nulla a che fare con il DBC!

Tutto questo vale anche nel caso delle presentazioni che pensate di fare ai gruppi e associazioni da coinvolgere come fundraiser (bravi, ottima idea): se proprio volete, tanto per formalità, lasciate a ciascuno di loro una copia del vostro DBC. Non la leggeranno (ci mancherebbe!) e non aggiungerà nulla a quello che è invece va curato al massimo: il vostro supporto di comunicazione per l’occasione, cioè una dinamica, coinvolgente, entusiasmante presentazione ricca di storie, aneddoti, nomi e fatti, persone e vita vissuta!

Sono sicuro che saprete cogliere quindi qual è l’ordine delle priorità e produrre un Documento di Buona Causa utile sul serio e dei supporti di comunicazione che raccolgono fondi per davvero! 🙂

Buon lavoro, avanti tutta!

– Riccardo –


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