Festival del Fundraising: lungo 3 giorni interi, ma bastava anche una tazza

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Com’è stato il Festival del Fundraising 2017? Valeva la pena di allontanarsi da casa, famiglia, lavoro, clienti, fundraising su strada e blog per ben 3 giorni?

In questo articolo trovi, nell’ordine:

  • 1 considerazione generale sul Festival del Fundraising (ne vale la pena?)
  • 1 riflessione (noi fundraiser, che ci stiamo a fare qua?)
  • 3-4 voti tecnici al Festival di quest’anno

Iniziamo!

Il Festival del Fundraising 2017, in generale

Devo dirti che il Festival del Fundraising di quest’anno mi è proprio piaciuto! Ti devo anche dire che questa non è una recensione vera e propria, perché un’intera giornata l’ho passata facendo il relatore e le altre le ho dedicate a incontrare e parlare colleghi (neofiti, sul pezzo o espertissimi) più che a seguire le sessioni.

Il Festival si conferma IL luogo in cui i fundraiser italiani di ogni provenienza ed esperienza possono ricaricare le batterie facendo un full di ispirazione. In questo senso, nessun’altra occasione sul panorama italiano ha questo ENORME valore per i professionisti del fundraising.

E quindi: W il Festival del Fundraising!

Ma noi fundraiser, cosa ci stiamo a fare qua?

Ti devo dire che di questo Festival, di tante cose viste e sentite, anziché tante informazioni mi rimane più che altro una sensazione “di pancia” e “di cuore”. E qual è questa sensazione?

Che, per quanto mi riguarda, finalmente siamo arrivati alla conferma, un punto di non ritorno per il dare un senso del nostro mestiere:

fundraising = democrazia, dono = libertà

Personalmente, questa riflessione è nelle mie corde da molti anni. Poi l’ho ritrovata stampata come aforisma sulla tazza in regalo ai relatori del Festival 🙂 e allora mi è venuto proprio da dire: ci siamo!

fundraising non significa solo cercare soldi e nemmeno solo costruire relazioni.

Significa chiedere incontrando la libertà dell’altro.

(c’è scritto sulla tazza arancione)

Si, perché se il nostro lavoro si limita ad essere quello di chi trova soldi (e bisogna essere bravi a farlo, sempre di più), il rischio concreto è che restiamo fuori dalla società e dentro gli uffici, o per la strada a organizzare attività ed iniziative. Invece, di fatto noi siamo quelli che fanno welfare e facendo welfare realizziamo democrazia e la democrazia si realizza nella libertà di ognuno di partecipare nella misura in cui gli è possibile e desiderabile al bene comune.

noi fundraiser siamo quelli che “fanno welfare” e facendo welfare realizziamo democrazia, e la democrazia si realizza nella libertà di ognuno (cioè i donatori: di denaro, competenze, tempo…) di partecipare nella misura in cui gli è possibile e gradito al bene comune

Certo, manca forse quell’elemento di responsabilità del cittadino / donatore (che comunque è nelle cose, ma non è neppure così facile da definire…), ma se puntiamo l’occhio su noi fundraiser e teniamo buone queste considerazioni, allora non siamo più solo quelli che organizzano eventi, incontrano grandi donatori, fanno i mailing… non siamo quelli che sostengono il finanziamento del non profit, non siamo nemmeno più “solo” quelli che permettono, per una parte, agli enti del terzo settore di realizzare le proprie missioni…

Dal lato del cittadino, al giorno d’oggi più che mai, donare vale più di votare. Donare ha un impatto diretto, immediato e concreto sul generare welfare, e il “welfare che vorrei”. Votare… magari! Al di là delle considerazioni di filosofia politica, il sistema paese sta già funzionando così.

Dal lato nostro, solo e solo se ci concepiamo come portatori di democrazia e libertà, potremo avere un ruolo riconosciuto nella società. Il riflesso diretto è, come categoria, poter andare nelle sedi istituzionali e chiedere ascolto e confronto; rivolgerci alla cittadinanza per condividere finalità ed azioni…

Altrimenti resteremo per sempre brave macchinette da soldi, che è tanto divertente ma è fine a se stesso.

Ecco, quindi: al Festival di quest’anno va anche il merito di aver riportato la palla al centro, esattamente dove deve stare.

3-4 voti tecnici al Festival del Fundraising 2017

Come ti dicevo, una giornata intera l’ho passata a fare il formatore al Forum delle Piccole Organizzazioni Non Profit (i voti li daranno gli altri), ma pure le altre due giornate non ho fatto il topo da aula 🙂 Ho dedicato tanto tempo a incontrare colleghi di ogni dove e a confrontarci, o semplicemente a fare conoscenza.

Comunque, per quel che ho potuto vedere:

  • Riforma del Terzo Settore: sta arrivando e ci coinvolgerà tutti. Fare chiarezza, sintesi e previsione è cosa da esperti VERI e in questo senso Carlo Mazzini si prende un 10 pieno.
  • Piccole organizzazioni: a parte il Forum tenuto assieme a Federica Maltese, Alberto Cavalli e Francesca Bellini, c’è stata la sessione sui piani di raccolta fondi per lo start-up. Beatrice Bellini, Sara Corona, Anna Ruggeri… brave brave brave! Tra successi fulminanti e difficoltà insormontabili, avete dato uno specchio della varietà e complessità del fundraising per le piccole onp. Voto: 8.
  • Il caso della Fondazione Giovanni Paolo II: sento molto la loro causa e quindi “wow!”, però quel che mi è piaciuto davvero è il taglio assolutamente offline e di sostanza di quel che han fatto. Grande cuore, costanza e passione + Giornalismo dal fronte, contenuti autentici, semplici, con supporti tradizionali… e il successo arriva lo stesso. Voto: 8.
  • Raimonds Kulbergs: la “rivelazione” del Festival. Primo giro aula semipiena, dopo che nella pausa c’è stato passaparola, giustamente aula strapiena al secondo giro. Giovanissimo, bravissimo, concreto, esplicito (finalmente qualcuno che parla così: “Ad esempio, abbiamo speso questa cifra e abbiamo raccolto questa, facendo così e cosà” e senza smenarla con risultati milionari, insomma semplicemente rappresentando la realtà. Uno di quelli che ha così chiaro il metodo e la pratica che dove lo metti a fare, sicuramente riesce. Voto: 10.
  • Fundraising Awards: bello, ben condotto, emozionante. Due premi necessari e consegnati nelle mani delle persone giuste.
  • Plenaria iniziale: non mi è piaciuta. Amen!
  • Plenaria finale: lacrime sulla storia di Francesca e la sua famiglia, sorrisi sulla musica dell’Orquestra Reciclados. Emozionanti!

Lo staff e i volontari… fenomenali! 😉

W il Festival, w il fundraising, w la libertà!

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